Elezioni 2018: tutte le informazioni per votare

Elezioni 2018: tutte le informazioni

Lo scenario

Gli italiani saranno chiamati a votare per le elezioni del 2018 il prossimo 4 marzo. Si tratterà di un ritorno alla tornata elettorale per eleggere il parlamento italiano dopo poco più di cinque anni. L’ultima volta si votò infatti a febbraio 2013 utilizzando la legge elettorale Calderoli.

Vinse la colazione di centrosinistra Italia. Dopo due mesi di stallo Enrico Letta fu nominato premier di una grande coalizione che comprendeva anche i partiti di centrodestra. Le votazioni del 4 marzo 2018 potrebbero causare una nuova fase di stallo.

Almeno questo è quello che dicono gli analisti politici. A causa del Rosatellum, la legge elettorale approvata nel 2017, è probabile che il voto espresso dall’elettorato sarà seguito da una serie di negoziazioni tra i partiti politici, e non si esclude che si presenti la necessità di tornare alle urne, se la dialettica tra le forze politiche in campo non riuscirà a produrre una maggioranza di governo. Il Rosatellum infatti premia con la maggioranza dei seggi in parlamento il partito in grado ottenere il 40% dei voti.

Ma allo stato attuale nessuna tra le forze politiche in campo sembra in grado di polarizzare un consenso così ampio. Esito delle elezioni 2018 incerto a causa del Rosatellum. È l’attuale sistema elettorale a determinare una certa incertezza circa l’esito delle elezioni. Infatti è la prima volta che in Italia si utilizza un sistema misto.

Un terzo del totale dei parlamentari sarà eletto con sistema proporzionale in collegi uninominali: significa che ogni coalizione vedrà eletto un solo candidato, quello che ha raccolto più preferenze nella cabina elettorale. I due terzi di senatori e deputati saranno scelti invece con il criterio proporzionale.

Questo significa che per assegnare il restante 73% dei seggi in parlamento bisognerà valutare la percentuale di preferenze ottenuta dal singolo partito e le liste dei candidati nei collegi plurinominali.

È da ricordare che è stata fissato uno sbarramento al 3%. Le liste che non raggiungeranno la soglia minima non otterranno alcun seggio nell’aula. Una caratteristica cruciale della nuova legge elettorale è che tende a favorire gli accordi tra i partiti, quindi le alleanze, prospettiva che il M5S, favorito nei sondaggi, ha escluso sin dall’inizio della sua discesa in campo.

Sondaggi sulle elezioni politiche 2018

Attualmente le indagini demoscopiche prevedono che il Movimento Cinque Stelle otterrà la maggioranza dei voti nei collegi plurinominali. Tuttavia è difficile che il M5S possa ottenere la maggioranza necessaria a governare il Paese; è altrettanto difficile che il movimento fondato da Beppe Grillo accetti di accordarsi con le altre liste. Più fattibile lo scenario di un’adesione a singole proposte.

Il M5S ha ottenuto la gran parte dei suoi consensi in qualità di movimento antieuropeista. Uno scenario possibile anche se improbabile vede il movimento di Grillo cercare una convergenza, con la Lega Nord e con Fratelli d’Italia, sull’ipotesi di uscita dell’Italia dalla moneta unica e l’adozione di una valuta parallela. C’è da dire però che recentemente il candidato premier dei Cinque Stelle, Di Maio, ha smentito l’ipotesi di un’Italiexit.

Nei sondaggi, a contendere il primato al M5S c’è il Partito Democratico, attualmente al governo con il primo ministro Paolo Gentiloni, che ha sostituito il dimissionario Matteo Renzi. A causa del probabile stallo che si verificherà all’indomani delle elezioni del 4 marzo potrebbe entrare in gioco Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica potrebbe essere costretto a scegliere un candidato che soddisfi tutte le forze in campo, nel caso in cui nessuno abbia raggiunto la soglia del 40%. Non è da escludere che l’attuale premier italiano, Paolo Gentiloni, rappresenti quella figura istituzionale in grado di mettere d’accordo tutti i partiti. Sarà lui il capo di un governo di coalizione?

Il verdetto delle elezioni regionali e amministrative

Oltre ai sondaggi di opinione ci sono altri dati su cui riflettere: le elezioni regionali e amministrative che si sono svolte nel recente passato rappresentano un possibile scenario. Alle elezioni regionali siciliane, che si sono tenute a novembre 2017, il candidato di centrodestra sostenuto da Berlusconi ha raccolto meno del 40% dei voti, mentre il candidato del Partito Democratico ha ottenuto il 20%. Inoltre l’affluenza alle urne è stata bassa, visto che meno della metà degli aventi diritto si è presentata alle urne.

Al voto regionale di giugno si sono presentati dieci milioni di italiani. È stato il centrodestra ad aggiudicarsi la tornata elettorale mentre il Partito Democratico ha perso il controllo di molte roccaforti tradizionali della sinistra. Tuttavia anche il Movimento Cinque Stelle ha deluso le aspettative e la scarsa affluenza alle urne lascia presupporre che il movimento di Grillo stia iniziando a perdere i consensi di una parte del suo elettorato. Il movimento è stato per anni il simbolo dell’insofferenza nei confronti della politica, diffuso in gran parte dell’opinione pubblica.

Potrebbe essere ancora il centrodestra a imporsi alle elezioni 2018? La coalizione di partiti che compongono lo schieramento in teoria potrebbe anche raggiungere il 40%. Attualmente tale coalizione annovera:

  • Forza Italia, il cui leader è ancora una volta l’ex primo ministro Silvio Berlusconi;
  • Lega Nord, antieuropeista e con tendenze xenofobe;
  • Fratelli d’Italia, formazione di estrema destra; Su Silvio Berlusconi pende una condanna per frode fiscale, difficile che sia lui il premier in caso di vittoria elettorale. Un’ipotesi plausibile è che nomini un primo ministro di specchiate

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