Che cos’è il Welfare?

Il welfare è un insieme di politiche e istituzioni pubbliche (o private) che in un’economia di mercato si propongono di garantire il benessere dei cittadini regolando e integrando il mercato in caso di fallimento. Per esempio, in caso di fallimento del mercato del lavoro, che genera disoccupazione, può esserci l’intervento dello stato attraverso politiche volte ad aumentare l’occupazione. In uno stato di diritto, il benessere sociale deve essere garantito in quanto gli Stati moderni si fondano sul principio di eguaglianza tra i cittadini.

Gli obiettivi del welfare possono essere molteplici:

  • Mantenere un determinato standard di vita per i propri propri cittadini, ridurre la povertà superando la soglia di povertà assoluta e riducendo la povertà relativa (ovvero la differenza tra colui che guadagna di più e colui che guadagna di meno);
  • Ridurre i danni delle famiglie provocati da eventi naturali, per esempio i terremoti;
  • Ridurre le disuguaglianze sociali, distribuendo più servizi a chi ha un reddito inferiore e viceversa.

Come può lo Stato raggiungere gli obiettivi che si è prefissato di raggiungere? Ci sono diverse modalità:

  • Benefici monetari alla popolazione
  • Erogazioni in servizi o natura (assistenza sociale e sanitaria)
  • Benefici fiscali, come l’assegno familiare
  • Regolamentazione di una serie di attività, stabilendo, ad esempio, la soglia degli affitti, oppure le quote sull’assunzione (le cosiddette quote obbligatorie per i disabili e quote rosa per le donne)

Tutte queste attività vengono finanziate dalla fiscalità generale, infatti le tasse dei cittadini vengono utilizzate per poter garantire dei livelli minimi di welfare. In più, le associazioni private ed i cittadini possono decidere autonomamente di finanziare e contribuire ad alcune cause specifiche con i propri fondi.

I diversi modelli di welfare state

I sistemi di welfare non sono uguali in tutti i Paesi del mondo. Ogni stato garantisce più o meno prestazioni in base al modello di welfare che adotta nel proprio territorio nazionale. Gli studiosi hanno individuato e classificato principalmente tre modelli:

  • Residuale: tipico dei paesi di cultura anglosassone, è un sistema in cui lo stato si occupa del sostegno principalmente ai poveri, classificandoli a seconda della propria “meritevolezza”. È residuale perché i servizi pubblici vengono garantiti solo alle fasce di poplazione più bisognose.

 

  • Particolaristico: in questo modello di welfare, i servizi e le prestazioni erogati dallo stato sono subordinati all’esercizio di una Lo Stato interviene nelle situazioni di bisogno, cercando di appianare le problematiche.

 

  • Universalistico: in questo modello, tipico dei Paesi nordici, lo Stato si prefigge l’obbiettivo di garantire all’universalità della popolazione i medesimi servizi, come gli asili pubblici, i sussidi ecc.

Negli ultimi anni, però, data anche la forte crisi economica che ha investito molti Paesi, gli economisti hanno teorizzato dei nuovi modelli di welfare auspicandosi una situazione di privatizzazione dei servizi. Ed è proprio questo motivo che spinge gli Stati ad acquistare sul mercato i servizi, con apposite convenzioni con associazioni no-profit che possano aiutare a garantire il benessere dei cittadini che ne hanno bisogno. La stipula delle convenzioni sempre più spesso sostituisce l’assunzione diretta delle figure professionali necessarie a garantire i servizi.

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