L’americana “The killing” tra le migliori serie degli ultimi anni

The Killing: un’atipica serie poliziesca

The Killing è il nome di una serie televisiva americana prodotta a partire dal 2011 per la rete televisiva via cavo AMC. Si tratta in realtà di un remake della serie Forbrydelsen del 2007 proveniente dalla Danimarca, la quale ha riscosso numerosi consensi ed è andata in onda anni fa su Rai 4 e Sky Atlantic.

L’esordio in Italia è avvenuto nel 2011 stesso su Fox Crime, un canale compreso nell’abbonamento a Sky che offre la visione di serie poliziesche o basate sulla criminalità. La serie si è interrotta dopo due stagioni nel 2012 e cancellata dal complesso network statunitense, ma poi è intervenuta la Netflix che di accordo con la AMC ha avviato la produzione di una terza stagione terminata nel 2013. La quarta stagione, di soli sei episodi, è stata gestita e mandata in onda solo da Netflix nel 2014 ed è stata l’ultima di “The Killing”.

 

Trama ed info su The killing

La trama della serie si sviluppa intorno all’omicidio di una giovane ragazza, Rosie Larsen, su cui vengono compiute le indagini dalla polizia di Seattle. La detective che si occupa del caso è Sarah Linden, che si fa aiutare dal collega Stephen Holder al fine di portare alla luce tutto ciò che c’è di nascosto dietro ad un omicidio apparentemente come tanti altri.

Nelle prime due stagioni, infatti, si scoprirà che collegate direttamente o indirettamente al caso ci sono degli intrecci politici e delle storie nascoste, con tante piste che non faranno altro che far perdere tempo agli investigatori. the-killing

Così, la prima stagione se ne va interamente con ancora tante ombre sul caso, mentre nella seconda il mistero dell’omicidio viene svelato e la verità riaffiora dopo un lungo gioco di collegamenti ed intuizioni.

La terza stagione, archiviato il caso Larsen, il detective Holder indaga sulla scomparsa di una ragazza e scopre ancora una volta dei collegamenti con dei casi passati e all’apparenza risolti. Perciò contatta di nuovo la Linden ed inizia una nuova stagione di investigazioni su questa storia. L’ultima e più breve stagione indaga su un caso simile, ma questa volta vittima è un’intera famiglia massacrata su cui i due detective concentrano le loro azioni proteggendo l’unico superstite che frequenta ancora il College.

The killing: l’accoglienza e le critiche

Le prime due stagioni della serie insistono praticamente su un solo caso ricostruendone tutte le sfaccettature e i risvolti sulla famiglia. Si tratta di una scelta alquanto insolita e che ha portato un po’ di malcontento, in quanto gli spettatori non si aspettavano che ci sarebbe stato un proseguimento delle stesse vicende in un’altra stagione. Infatti, nella seconda stagione gli autori hanno deciso di facilitare, in un certo senso, la strada agli investigatori per concludere con una risoluzione completa del caso.

Così, nella terza stagione, si riparte daccapo con una nuova storia e con una scelta diversa per quanto riguarda le trame minori. La storia secondaria diviene infatti la storia del carcerato Ray Seward, che attende la sua esecuzione per l’omicidio della moglie. Intorno a quest’uomo si scatena un nuovo caso, in quanto la vicenda precedentemente risolta dalla stessa Sarah Linden in realtà ha delle lacune da colmare.

Nel frattempo un nuovo fronte è costituito dai rapporti e dalle vicende personali dei due investigatori, che lavorano insieme ma hanno anch’essi delle storie tutt’altro che banali. La serie si inoltra nelle inquietudini e nei problemi privati dei due detective mentre lavorano insieme sia sul caso centrale che su altre situazioni cittadine.

In questa parte della serie, la regia segue da vicino le storie di alcuni ragazzini del centro della città mettendone in mostra i problemi sociali e le vite di alcuni emarginati. In questo contesto si inserisce l’episodio “Resa dei conti” diretto dalla mano del maestro Jonathan Demme e le drammatiche vicende del finale di stagione in cui non mancano le sorprese. Nella quarta ed ultima stagione il rapporto tra Holder e Linden diviene il vero protagonista, in quanto i due detective si trovano impegnati a dover tappare i buchi di parecchie situazioni passate. Per questo motivo i due vivono un legame tormentato che si chiude praticamente soltanto alla fine di tutto.

L’ambientazione è uno dei temi che emerge con vigore soprattutto nella terza stagione. La Seattle raccontata da The killing è cupa ed il maltempo fa spesso da cornice alle tristi vicende raccontate, lontana dalla “città smeraldo” tanto decantata per le bellezze dei suoi alberi o per la storia musicale. Questo particolare, sebbene non sia esattamente di primo piano nelle vicende, è stato sicuramente apprezzato dagli occhi più esperti.

Alcuni hanno anche ipotizzato che tale ambientazione sia stato di ispirazione per la serie “True Detective”, divenuta ormai un colosso del genere, in cui per l’appunto si respira la stessa losca atmosfera. La regia è affidata alle mani di Veena Sud, canadese, che aveva già sviluppato la celebre “Cold Case” dal 2003. Il cast se la cava abbastanza bene, con una nota di merito per i due protagonisti Mirelle Enos e Joel Kinnaman, che interpretano rispettivamente la Linde e Holder.

Proprio grazie a questi ruoli la prima riceve una parte nel film del 2013 “Gangster Squad” , mentre il secondo si apre ufficialmente alla carriera cinematografica. Alcune interpretazioni giovanili sono state molto apprezzate, al punto che Katherine Evans e Connor Beardmore hanno ricevuto una nomination ai prestigiosi Young Artist Awards, premio molto ambito per i giovani attori. Grande punto di forza della serie è il tono drammatico che spesso la pervade, reso grazie all’ambientazione e ad alcune parti come quella della madre di Rosie Larsen, interpretata da Michelle Forbes.

Have your say